Museo Campano di Capua

Età Antica

Italici, Etruschi,
Greci, Campani

Ceramica e bronzistica

In queste sale è ospitata la collezione dei vasi. Il numero elevato delle collezioni di vasi presenti nel Museo Campano testimonia non solo la remotezza di questo peculiare prodotto artistico ma anche del suo evolversi – sul piano stilistico e compositivo – nel corso dei secoli dall’età protostorica della civiltà del ferro ornati da semplici linee incise ai vasi etruschi del VI secolo a.C., dai vasi di bucchero ai vasi greci del V sec. a C., dai vasi italioti a quelli campani del III e II sec. a.C. Sono disposti in vetrina e su mensole raggruppati secondo le diverse caratteristiche di stile.
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Matres Matutae

A sinistra del cortile (dalla V alla IX sala) è ospitata la collezione delle “Madri”, la più singolare e preziosa del Museo Campano, tra le più rare che Musei italiani e stranieri possano vantare. [continua…]

Terrecotte Votive

Famose nel mondo le terrecotte del Museo di Capua per il loro rilevante interesse archeologico e per la grandissima varietà dei tipi.
Sono divise in due gruppi: le architettoniche e le votive e figurative. Le votive sono la testimonianza della fervida attività religiosa che animava i popoli campani nell’antichità; generalmente avevano due destinazioni: o venivano offerte dai fedeli nei santuari, oppure erano deposte nelle tombe come corredo funerario accanto al morto. Sono preziosi documenti della vita antica, dell’arte, della religione, del costume. Sono in alcuni casi l’unica testimonianza di determinati culti, rilevando il tipo del simulacro della divinità o rappresentando forme caratteristiche dei simboli ed attributi che si riferivano all’idolo.
In nessun altro sito come a Capua sono state rinvenute tante iscrizioni in lingua osca su pilastrini di tufo o fittili detti iuvilas (visibili a richiesta). Vario e molteplice è il loro significato e la loro destinazione. Infatti, fanno riferimento a sacrifici relativi a culti gentilizi collegati sia alle nascite, che alle morti, con valore protettivo.
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Terrecotte Architettoniche

Le terrecotte architettoniche, delle quali un foltissimo numero sono datate VI-V sec. a.C., assolvevano alla funzione di ornamento, principalmente per gli edifici adibiti al culto delle varie divinità pagane celebrate in Campania.
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Romana

Sculture

A sinistra del 1 °Cortile un Vestibolo (sala II). In esso sculture e rilievi: notevoli quelli con raffigurazioni di scene della vita del mercato e statue di atleta e di guerriero.

Mosaici

Salendo al primo piano entrando a destra si accede alla sala dei mosaici:
Da notare: il mosaico policromo proveniente da S.Angelo in Formis raffigurante un “coro sacro” è un pannello decorativo di un ambiente, proveniente dal vicus adiacente il Santuario di Diana Tifatina, alle falde del Monte Tifata (S. Angelo in Formis). Di arte campana di età costantiniana, databile tra la fine del II  e la prima metà del III sec. d. C.. Alla destra del “coro sacro” un frammento di mosaico con la scena di un banchetto, I-II sec. d. C.. Alla sinistar del “coro sacro” si nota un mosaico pavimentale in tessere prolicrome con aquila che ghermisce tra gli artigli un serpente e datato al I sec. a.C. Tale mosaico fu ritrovato alla fine del XIX sec. al di sotto della cattedrale di Nola.

Nella stessa sala: un busto acefalo in marmo di una “venere” di arte ellenistica; un frammento di affresco, rinvenuto nel 1887 in un sacello appartenente ad un edificio prossimo al Santuario, in cui si conservavano le figure della dea e della cerva. Infatti in quest’ultimo affresco è raffigurata la cerva “di Diana” che si diceva fosse presente da mille anni nel Santuario della dea e che al tempo dell’occupazione dei romani si sarebbe portata nel loro accampamento e sacrificata a Latona, secondo il costume dei romani che solevano incorporare al loro “pantheon” le divinità dei popoli sottomessi. Si noti anche un frammento di affresco di una tomba di epoca sannitica proveniente da S.Maria Capua Vetere e un’iscrizone in lingua osca.

Da notare il bellissimo busto di Diana cacciatrice vestita con un corto chitone rimboccato alla cintura, con la faretra e – probabilmente – l’arco, ora peduti. Fa parte di un gruppo scultoreo in cui Diana, secondo un’iconografia nota anche altrove, è rappresentata con uno o più segugi che la seguono nelle battute di caccia. Il busto è datatbile al II sec. d. C.

Nella sala sono altresì esposti i busti di Dioniso di un Dioscuro e teste femminili e maschili di età romana.

Lapidario Mommsen

Dopo quello del Museo Nazionale di Napoli, è la più ricca raccolta di epigrafi dell’agro campano. Il nucleo principale si deve al grande archeologo tedesco Teodoro Mommsen che lo catalogò nel 1873 mentre attendeva alla compilazione del Corpus Inscriptionum Latinarum. Già nel 1844, nel suo primo viaggio in Italia e nella nostra Provincia, ne aveva rilevato la somma importanza poiché attraverso quelle opere era possibile ricostruire, ed anzi svelare, gran parte della vicenda della nostra terra. A questo si andò aggiungendo una gran parte delle iscrizioni rinvenute negli scavi degli anni successivi. Tra questi si segnalano testi in lingua sia osca che latina; numerose anche quelle cristiane e medievali. Le iscrizioni sono di carattere votivo sia sepolcrale che commemorativo. Notevole per importanza il Miliario della via Appia datato dall’imperatore Costantino Pio con l’aggiunta successiva di una dedica a Valente Valentiniano. Il numero in basso indica la distanza in miglia da Roma. Fu rinvenuto a Capua nel luogo detto “Parco dell’Annunziatella”.
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Sarcofagi

Negli ambienti del 1° cortile e nel corridoio a sinistra della rampa di ferro si notano sarcofagi figurativi di epoca tardo-romana, rilievi e sculture. Importanti: al di sotto della scala catalana nel 1° cortile si nota un sarcofago della prima metà del III secolo d. C. raffigurante un’anima, personificata da un personaggio togato. Di rilevante valore storico iconografico, è diviso in tre scomparti, in quello di sinistra è raffigurata una donna con la sua ombra e un erma femminile; in quella di destra il marito con la sua ombra e un’erma maschile. Nel pannello centrale è scolpita la defunta in atto di uscire dalla porta della “Domus Aeternalis”. Il sarcofago con il “Ratto di Proserpina” datato al III sec.d. C è di una notevole bellezza per le scene raffigurate in cui si nota molto chiaramente Proserpina rapita da Plutone, dio degli inferi.

1° Cortile - 2° Cortile

1° CORTILE
Con portico, loggia e ampia scalinata in parte di forme quattrocentesche; è conservata lungo le pareti una ricca serie di “Stele funerarie”. Le “Stele funerarie”, lastre tombali verticali le quali erano in gran copia lungo le vie di comunicazione, sono a forma di edicola con frontone e con scene allusive alla vita ed alle occupazioni del defunto. AI centro della parete prospettica, su alta colonna di granito orientale, una grande protome di arco dell’Anfiteatro Campano personifica il “Volturnus amnis”. Il primo nome di Capua fu Volturnum che restò poi ad indicare l’omonimo fiume consacrato al Dio Velthur, cioè falcone, genio tutelare della città. Fiume cantato da Stazio come torbido e minaccioso, celere da Lucano, sonoro da Silio Italico e copioso d’acque da Virgilio, fu assai navigato nei tempi antichi da imbarcazioni dette sandali o scafi impiegati per caricare mercanzie in tempi di pace e militi armati in tempo di guerra. Era ricco di fauna ittica di cefali e trote, alose e anguille, spinole e lamprede, cefali e storioni. Le sue acque arrestarono i Sanniti, agevolarono la vittoria a LucioVolumnio, resero preziosa la posizione di Annibale, ritardarono Quinto Fulvio nel soccorrere Roma e resero spaventosa la vittoria di Narsete su Bucelino. Genio tutelare della città il suo volto “bello e possente come un Apollo arcaico o un Antinoo Silvano” che campeggiava su una delle chiavi d’arco dell’anfiteatro campano da dove guardava ieri le folle accorrenti agli spettacoli gladiatori dell’arena ed ora tiene vigile e solenne compagnia nel Museo Campano alle scene di contadini offerenti pecore e porcelli, a scribi che annotano le cifre della pesatura. Pregevole la stele funeraria detta “dello schiavo” (a destra dell’ingresso al Lapidario); lo schiavo reso liberto erige, in segno di riconoscenza e a sue spese, il sepolcro ai suoi padroni. Ai lati del “Dio Volturno” due sculture, su due colonne, riproducenti maschere da teatro.

2° CORTILE
Raccolte di stele funerarie, iscrizioni e capitelli: completamento alle collezioni lapidarie precedenti. Notevoli: la iscrizione della “Colonia Iulia”, uno dei documenti epigrafici più importanti sia sul piano storico che su quello artistico per la Capua antica; ritrovata mutila nel 1726 fu integrata e resa celebre dal commento del grande filologo antiquario ed epigrafista Alessio Simmaco Mazzocchi, famoso archeologo del XVIII secolo; un rilievo di porta del periodo imperiale romano.
Di singolare importanza è la lastra in marmo dedicata a “Lucceius pecularis redemptor teatri” che rappresenta in rilievo la messa in posa di una colonna per la costruzione del proscenio del Teatro di Capua e databile alla seconda metà del II sec d. C . Partendo da sinistra si nota una ruota a pale mossa da due schiavi posti al suo interno. Fra la ruota e l’argano un artigiano scalpella un capitello. Presiede ai lavori la triade capitolina di Capua: Minerva elmata, Giove in trono e Diana con l’arco. Il personaggio di destra, munito di cornucopia, è il Genius Theatri.

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