Il più significativo della civiltà italica della Campania

Busti in gesso

Alessio Simmaco Mazzocchi

Il genio erudito di Santa Maria Capua Vetere Un anniversario da ricordare

Il 12 settembre ricorre l’anniversario della morte di Alessio Simmaco Mazzocchi (1684-1771), sacerdote, epigrafista, archeologo e studioso di fama europea. Figura centrale della cultura settecentesca, il suo nome è indissolubilmente legato alla città di Santa Maria Capua Vetere e al patrimonio archeologico dell’antica Capua.

Oggi, il Museo Campano di Capua custodisce il suo busto, memoria tangibile di un uomo che dedicò la vita allo studio e alla valorizzazione delle radici storiche della sua terra.

 

Le origini e la formazione

Alessio Simmaco Mazzocchi nacque a Santa Maria Capua Vetere il 21 ottobre 1684, ultimo di ventuno figli di Lorenzo, farmacista, e di Margherita Battaglia, che morì poco dopo averlo dato alla luce. Crebbe in un contesto familiare modesto, ma già in giovane età si distinse per le doti intellettuali.

Compì i primi studi nella sua città e, nel 1697, entrò nel seminario arcivescovile di Capua. Tre anni dopo si trasferì a Napoli, dove approfondì le lingue classiche e la teologia, sorprendendo i maestri per la sua padronanza del greco, del latino e dell’ebraico. Nel 1713 ottenne la laurea in teologia, avviandosi a una brillante carriera accademica.

 

Carriera accademica e impegno religioso

Dopo l’ordinazione sacerdotale, Mazzocchi si impose come insigne biblista ed epigrafista. Nel 1716 il re Ferdinando IV e l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Giuseppe Spinelli, gli affidarono la cattedra di Sacre Scritture e Teologia presso la Regia Università di Napoli.

Nonostante i successi, mantenne sempre un forte legame con la sua terra. A Capua, infatti, ricevette i primi ordini sacri e, fino alla morte, mantenne il titolo di canonico della Cattedrale di Napoli, dove ancora oggi è sepolto.

 

La passione per l’archeologia e l’anfiteatro campano

La fama di Mazzocchi è legata soprattutto alle sue ricerche sull’anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere, il secondo per dimensioni dopo il Colosseo.

Nel 1726, durante gli scavi di fronte alla porta meridionale, fu rinvenuta un’iscrizione mutila che ricordava l’elevazione di Capua a colonia sotto Augusto. Grazie al suo acume filologico, Mazzocchi riuscì a integrarla correttamente, ricostruendo la celebre epigrafe Colonia Iulia Felix.

Da queste scoperte nacque la sua opera più celebre, In mutilum Amphitheatri Campani titulum (Napoli, 1727), considerata dagli studiosi il miglior testo sulla storia e la topografia dell’antica Capua.

 

Un’eredità riconosciuta in tutta Europa

Il contributo di Mazzocchi fu riconosciuto ben oltre i confini del Regno di Napoli. Amedeo Maiuri lo definì “la figura più eminente nel campo degli studi di antichità nell’eruditissimo e umanissimo settecento napoletano”.

Anche i suoi contemporanei lo celebrarono: Apostolo Zeno lo annoverò tra i dotti che più onorarono l’Italia, Nicolò Ignarra lo descrisse come “ingegno nobile e versatile”, mentre Johann Joachim Winckelmann lo riconobbe come “l’ornamento degli studiosi d’Italia”. Charles Le Beau arrivò a definirlo “totius Europae litterariae miraculum”, un vero “miracolo letterario d’Europa”.

 

«Al Signor Canonico ALESSIO SIMMACO MAZZOCCHI per l'illustre suo Commentario sopra l'Anfiteatro Campano.
 

Ben da queste del tempo eccelse spoglie,
Ov' a l'occhio il pensier contende il vero,
Scorgi, ALESSIO, di Capoa il grande impero,
E più di lui, che tutto doma, e scioglie.
Ma qual di Febo diè su sparte foglie
La Vergine Cumana il senso intero,
Tal de la prisca età tuo 'ngegno altero
Da ciechi infranti marmi il ver raccoglie.
Or la superba mole, e i faldi monti
Indarno al Ciel la nobil Donna ergeo,
Se guasta l'armi del fier Veglio han l'opra;
Sol tuoi pensieri a chiare imprese pronti
Dolce di madre amor destar poteo,
Perché l'alte memorie obblio non copra.»


“Niccolò Capasso”

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