Il più significativo della civiltà italica della Campania

Capua antica

Epigrafe della Colonia Julia

Un frammento di pietra, una storia lunga secoli

Il 30 settembre 1726 gli Eletti della città di Capua affidarono a Giuseppe di Capua e Niccolò degli Onofri un compito preciso: custodire e collocare “ove meglio gli parerà” una pietra appena rinvenuta tra i ruderi dell’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere. Quella pietra, in realtà, era molto più di un semplice reperto: era l’epigrafe mutila della Colonia Julia Felix Augusta Capua.

Ricostruita nel 1727 dal filologo Alessio Simmaco Mazzocchi, la lastra fu inizialmente collocata sotto l’arco di Sant’Eligio, per poi trovare la sua sede definitiva al Museo Campano, dove ancora oggi racconta una storia di grandezza, identità e memoria.

La parola “Felix”, incisa nella pietra, non è casuale: evoca la fertilità e la prosperità di un territorio che le fonti antiche celebrano come straordinariamente ricco e generoso. Non a caso, già nel I secolo a.C., Cicerone definiva Capua “altera Roma”, seconda solo alla capitale per importanza e splendore.

Questa epigrafe, originariamente collocata sulla porta meridionale dell’Anfiteatro Campano, ricorda il primo impianto del monumento e i successivi interventi degli imperatori Adriano e Antonino Pio, testimoniando la centralità di Capua nel mondo romano.

Oggi, osservando questa lastra - con la parte centrale originale, più chiara, incastonata tra le integrazioni settecentesche - possiamo ancora leggere le tracce di una civiltà che ha segnato profondamente il nostro territorio.

I reperti conservati nel Museo Campano ci invitano a non dimenticare: tra ciò che è ancora visibile, come il maestoso Anfiteatro, e ciò che il tempo ha cancellato, resta viva la memoria di una Capua antica, potente e “felix”.

La galleria

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