Borbone
Carlo di Borbone
L’entrata trionfale a Napoli e la nascita di un Regno moderno
Nel 1734 un diciottenne destinato a lasciare un segno profondo nella storia del Regno di Napoli si mise in marcia con un esercito di 40.000 uomini. Si chiamava Carlo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna ed Elisabetta Farnese, e aveva ricevuto il mandato di conquistare il sud Italia, allora sotto controllo austriaco.
La discesa in Italia e la fuga degli austriaci
Ad aprile, Carlo entrò in Campania annunciando con un proclama la sua intenzione di “liberare” i napoletani dal dominio austriaco. Il Viceré austriaco, Conte Visconti, colto dal panico, convocò il Consiglio di Guerra e ordinò lo spostamento delle truppe verso Piedimonte San Germano, sotto Montecassino. Al contempo, si rafforzavano le difese delle fortezze di Capua e Gaeta.
Ma qualcosa era chiaro a tutti: senza il supporto del popolo, la guerra era persa in partenza. I napoletani non risposero alla chiamata alle armi, e il Visconti, consapevole della situazione, decise di fuggire verso Bari, portando con sé 4.000 soldati e saccheggiando viveri, foraggi e persino la liquidità di Napoli.
Carlo trovò la strada spianata. A Frosinone fu accolto calorosamente da borghesi e amministratori pronti a giurargli fedeltà. Arrivato a Cassino, non trovò resistenza: gli austriaci si erano ritirati in Puglia in attesa di rinforzi. Con passo lento ma deciso, e fermandosi spesso per dedicarsi al suo passatempo preferito – la caccia – Carlo attraversò la Campania, passando per Maddaloni e poi Aversa, dove insediò il suo quartier generale nel palazzo Della Valle.
L’ingresso trionfale a Napoli
L’11 aprile 1734, il Conte di Montemar entrò a Napoli, seguito poco dopo da Carlo stesso. La città era ormai in mano borbonica, anche se alcuni castelli – Castel dell’Ovo, Castel Nuovo, Sant’Elmo, San Vincenzo e il Torrione dei Carmelitani – opposero un’ultima, breve resistenza. L’ultima fortezza a cedere fu proprio Castel Nuovo.
Il 10 maggio, Carlo di Borbone fece il suo ingresso trionfale da Porta Capuana, acclamato da un popolo in festa. L’entusiasmo era tale che il tesoriere lanciava monete d’argento e d’oro lungo il corteo. Ma prima di prendere possesso della città, Carlo si fermò in preghiera presso il monastero di San Francesco di Paola, in segno di devozione.
Quel pomeriggio, il giovane re, splendidamente vestito e a cavallo, attraversò Napoli tra ali di folla esultante. Passando davanti alle carceri di Castel Capuano, con un gesto di clemenza liberò i prigionieri, poi raggiunse il Duomo, ricevette la benedizione del cardinale Pignatelli e donò una preziosa croce al Tesoro di San Gennaro.
Le strade erano decorate a festa, con lenzuola e coperte ricamate appese ai balconi, proprio come nelle grandi processioni religiose. Napoli accolse così il suo nuovo sovrano. E il 14 maggio, persino San Gennaro sembrò benedirlo con la miracolosa liquefazione del suo sangue.
Un sovrano illuminato: arte, cultura e architettura
Il regno di Carlo non fu solo conquista militare, ma anche rinnovamento culturale e artistico. Fu lui ad avviare gli scavi sistematici di Ercolano, Pompei e Stabia, segnando l’inizio dell’archeologia moderna.
Fondò il celebre Teatro di San Carlo, inaugurato il 4 novembre 1737, e fece costruire le sontuose Reggie di Portici, Capodimonte e soprattutto la Reggia di Caserta, capolavoro dell’architetto Luigi Vanvitelli, pensata per competere con Versailles. A Vanvitelli si deve anche il progetto del monumentale Acquedotto Carolino e del Foro Carolino (oggi Piazza Dante), impreziosito dalle sculture di Giuseppe Sanmartino, autore del Cristo Velato.
Carlo istituì anche il gigantesco Real Albergo dei Poveri (arch. Ferdinando Fuga), ampliò Palazzo Reale, fondò la Real Fabbrica di Capodimonte per la porcellana e diede vita alla prestigiosa Accademia di Belle Arti.
Un addio con amore
Nel 1759, Carlo fu chiamato a salire al trono di Spagna. Lasciò Napoli con nostalgia, e secondo una leggenda, prima di partire si tolse un anello ritrovato a Pompei dicendo che “apparteneva al popolo napoletano, non a lui”.
Il ritratto al Museo Campano
Oggi, al Museo Campano di Capua, è possibile ammirare un olio su tela di Francesco Liani che ritrae Carlo III di Borbone in abiti di corte. L’opera, realizzata dopo il matrimonio del re con Maria Amalia di Sassonia, raffigura Carlo con la fascia rossa dell’Ordine di San Gennaro, lo scettro e un elmo militare. Sullo sfondo, un’allusione bellica – forse la vittoria a Gaeta.
Questo dipinto proviene dal Ritiro di San Gabriele, della Congrega della Carità di Capua, ed è rientrato nelle collezioni del Museo Campano nel luglio 2012, dopo un lungo soggiorno nelle sale della Presidenza della Repubblica al Quirinale.
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Foto di Anna Petrenko
