Il più significativo della civiltà italica della Campania

Borbone

Ferdinando IV di Borbone

Il Re che amava il popolo

Nella Sala Borbone del Museo Provinciale Campano di Capua, è esposto un ritratto di Ferdinando IV di Borbone, sovrano del Regno di Napoli e di Sicilia, poi Ferdinando I delle Due Sicilie. Ma chi era davvero Ferdinando IV? Ripercorriamo la sua storia, dal trono conquistato da bambino alle vicende che segnarono il suo lungo e turbolento regno.

 

L’infanzia di un re (1751-1759)

Ferdinando nasce a Napoli il 12 gennaio 1751, terzogenito di Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia.
Quando, nel 1759, il padre sale al trono di Spagna come Carlo III, il piccolo Ferdinando — appena otto anni — viene proclamato Re di Napoli e di Sicilia.

La reggenza è affidata al ministro Bernardo Tanucci, fedele all’illuminismo borbonico, mentre il giovane re cresce tra svaghi e passioni popolari.
A differenza dei principi europei, Ferdinando non riceve un’educazione politica completa: il padre lo vuole “semplice”, lontano dalle ambizioni di potere.

Curiosità:
Ferdinando preferiva la caccia, la pesca e la compagnia dei popolani di Napoli. Amava definirsi “’o re guaglione”, un sovrano spontaneo e vicino al suo popolo, ma questa semplicità gli costò spesso l’accusa di ingenuità politica.

 

Il matrimonio con Maria Carolina d’Austria (1768)

A soli 17 anni, Ferdinando sposa Maria Carolina d’Austria, sorella di Maria Antonietta di Francia.
La regina, donna colta e determinata, introduce a Napoli un nuovo spirito europeo e un’intensa attività culturale.
Sotto la sua influenza vengono promosse opere straordinarie come la Reggia di Caserta, il Museo di Portici e le collezioni archeologiche che daranno vita al futuro Museo Archeologico di Napoli.

La coppia avrà 18 figli, ma il loro rapporto sarà sempre altalenante: lui, bonario e amante delle tradizioni popolari; lei, ambiziosa e legata all’etichetta imperiale.

Curiosità:
Ferdinando amava cucinare personalmente per i suoi ospiti, soprattutto piatti di pesce e “maccheroni” napoletani. Amava mescolarsi con il popolo e parlare in dialetto, cosa che irritava la regina e scandalizzava le corti europee.

 

Rivoluzione e fuga a Palermo (1798-1806)

L’esplosione della Rivoluzione francese cambia tutto.
Maria Carolina, sconvolta dall’esecuzione della sorella Maria Antonietta, spinge Ferdinando a unirsi alla coalizione antifrancese.
Nel 1798 i francesi conquistano Napoli e proclamano la Repubblica Napoletana: i Borbone fuggono a Palermo, accolti e protetti dall’ammiraglio Horatio Nelson.

Solo un anno dopo, grazie alla reazione sanfedista del cardinale Ruffo, Ferdinando rientra a Napoli. La restaurazione è dura: centinaia di intellettuali e patrioti vengono perseguitati.
Il re riprende il potere, ma il suo regno non è più lo stesso. Le tensioni sociali e politiche rimarranno profonde.

Curiosità:
Ferdinando, tornando a Napoli, avrebbe ordinato di bruciare simbolicamente le carte dei repubblicani nel cortile del Palazzo Reale, pronunciando la frase: “Così muore la rivoluzione!”

 

Il Regno delle Due Sicilie (1816)

Dopo la caduta di Napoleone e la morte di Murat, Ferdinando torna per la seconda volta sul trono.
Nel 1816, unifica ufficialmente i due regni, fondando il Regno delle Due Sicilie e assumendo il titolo di Ferdinando I.

È un periodo di restaurazione, ma anche di rinascita architettonica e artistica: si restaurano le regge di Caserta e di Capodimonte, si aprono nuove strade e si riorganizza l’amministrazione dello Stato.
Tuttavia, i fermenti liberali crescono. Nel 1820, la rivolta costituzionale di Napoli costringe Ferdinando a concedere una Costituzione che però revoca poco dopo, con l’appoggio dell’esercito austriaco.

Curiosità:
Nonostante le rivolte e i contrasti, Ferdinando continuò a mantenere l’abitudine di visitare i mercati di Napoli in incognito, ascoltando i commenti del popolo sul suo governo.

 

Il tramonto di un sovrano (1825)

Ferdinando muore il 4 gennaio 1825 nel Palazzo Reale di Napoli, dopo oltre sessant’anni di regno, uno dei più lunghi della storia borbonica.
Gli succede il figlio Francesco I, erede di un regno forte ma attraversato da contraddizioni e tensioni.

Nella memoria collettiva, Ferdinando IV resta un sovrano popolare e controverso:
per alcuni, un re bonario e vicino al suo popolo;
per altri, un monarca conservatore incapace di governare il cambiamento.

Ma il suo nome è legato indissolubilmente a un’epoca di splendore artistico, di grandi palazzi e di profonde trasformazioni sociali.

 

Il ritratto di Ferdinando IV nella Sala Borbone

Il Museo Provinciale Campano di Capua custodisce, nella Sala Borbone, un prezioso ritratto di Ferdinando IV di Borbone realizzato da Francesco Liani.
L’opera raffigura il re ritratto di tre quarti in abiti ufficiali con la fascia rossa del Teson d’Oro e lo scettro nella mano, indica un luogo con la mano sinistra e si intravede sullo sfondo il Vesuvio.

Osservare questo dipinto significa riscoprire l’essenza di un’epoca complessa e affascinante: quella del Regno di Napoli, sospesa tra Illuminismo e tradizione, monarchia e rivoluzione, arte e vita quotidiana.

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