Il più significativo della civiltà italica della Campania

Marmi

Il San Giovanni Battista di Giovanni da Nola

Entrando nella sala Federiciana del Museo Campano, lo sguardo viene subito catturato da una figura solenne, austera, scolpita con una potenza espressiva che lascia senza parole: è San Giovanni Battista, il precursore, il profeta, colui che battezzò Cristo.

Questa magnifica statua in marmo del XVI secolo proviene dal Convento di San Gabriello ed è opera di Giovanni da Nola, uno degli scultori più celebri del Rinascimento meridionale. A testimoniarne la grandezza è anche Giorgio Vasari, che nelle sue celebri Vite scrive:

“In Napoli essendo tenuto per iscultore maraviglioso e di tutti il migliore Giovanni da Nola, che già vecchio infinitissime opere aveva lavorate per Napoli”.

Eppure, il valore di quest’opera non si esaurisce nella sola maestria artistica. Osservandola, mentre la luce entra dalle finestre della sala e accarezza le pieghe della veste scolpita, si entra in contatto con un mondo di simboli, leggende e tradizioni che ruotano intorno alla figura di San Giovanni Battista, uno dei santi più rappresentati nella storia dell’arte.

 

Un santo che nasce con il sole

Giovanni nacque il 24 giugno, sei mesi esatti prima di Gesù. Non è un caso che la sua nascita coincida con il solstizio d’estate, la giornata più lunga dell’anno, come se la sua venuta nel mondo dovesse coincidere con il massimo della luce. È uno dei pochi santi, se non l’unico, di cui si celebra la nascita terrena, e non la morte o l’ascesa al cielo: un “Natale estivo”, simbolo di una nuova luce, di rinascita.

Secondo i Vangeli, la sua nascita avvenne ad Ain Karim, vicino Gerusalemme, e fu accolta come un evento prodigioso. Ma la sua vera storia inizia da adulto, nel deserto, dove Giovanni abbraccia una vita da asceta, vestito di pelle di cammello, nutrito solo di cavallette e miele selvatico, bruciato dal sole, immerso in silenzio e penitenza. È lì che inizia a battezzare, nel fiume Giordano, attirando folle da tutta la Giudea, predicando la conversione e la preparazione a una nuova era.

 

Il precursore e il martire

Giovanni è una figura di straordinaria forza morale. Quando iniziarono a credere che fosse lui il Messia, non esitò a smentire ogni voce:

“Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me è più potente di me…”

E infatti, quando anche Gesù si presentò a lui per essere battezzato, Giovanni lo riconobbe come l’Agnello di Dio. Non sorprende, quindi, che nelle rappresentazioni artistiche — come quella visibile a Capua — accanto al santo compaia spesso un agnello, simbolo del sacrificio e della redenzione.

Ma è forse la sua coerenza assoluta a renderlo tragicamente unico: Giovanni denunciò pubblicamente l’unione illegittima tra il re Erode Antipa e la moglie del fratello, Erodiade. Questo gesto gli costò la prigione e, infine, la vita. La famosa danza di Salomè durante il banchetto del re e la richiesta, come ricompensa, della sua testa servita su un piatto d’argento, sono divenuti uno degli episodi più evocativi della tradizione cristiana.

 

Tradizioni e riti del 24 giugno

Intorno alla figura di San Giovanni ruotano anche numerose credenze popolari e riti antichissimi, sopravvissuti nei secoli. Il 24 giugno, soprattutto nel Sud Italia, è considerato un giorno carico di simbolismo. È la notte della rugiada magica, dell’acqua di San Giovanni, preparata lasciando erbe profumate all’aperto durante la notte per poi lavarsi con quell’infuso all’alba: un gesto di purificazione, salute e buon auspicio.

A Napoli, questa festa mescola sacro e profano. Anticamente si celebrava con bagni collettivi in mare, danze, canti, e richiami ai culti pagani di Partenope e del dio Priapo. Un rituale arcaico che ha resistito al tempo, rinnovandosi nella cultura popolare.

Curiosa anche la tradizione delle piantine d’orzo, coltivate dalle ragazze in cerca d’amore: si diceva che dai germogli si potesse leggere il destino sentimentale e che il vaso, esposto sul davanzale, fosse una dichiarazione d’intenti per ottenere doni dal proprio amato. Non a caso, una leggenda racconta che proprio il giorno di San Giovanni, Lucrezia d’Alagno incontrò per la prima volta Re Alfonso d’Aragona, a cui chiese un dono, ricevendo una moneta d’oro. Mostrandola dichiarò: “Mi basta un solo Alfonso” — e da lì nacque un grande amore.

E dove vissero i due amanti? A Capua, proprio nel Palazzo Antignano, che oggi ospita il Museo Campano. Una suggestiva coincidenza che chiude un cerchio tra arte, storia e sentimento.

 

Un viaggio tra arte e memoria

La scultura di Giovanni da Nola esposta nella sala Federiciana non è soltanto un’opera d’arte: è la testimonianza viva di una figura che ha segnato secoli di spiritualità, cultura e tradizione. Ogni dettaglio — la postura, lo sguardo, il panneggio — racconta una storia, quella di un uomo che ha scelto la verità, anche a costo della vita.

Visitare il Museo Campano di Capua in occasione della festa del 24 giugno, o in qualsiasi altro momento dell’anno, significa immergersi in un racconto che intreccia sacro e profano, arte e leggenda, in uno dei luoghi più suggestivi del patrimonio culturale della Campania.

La galleria

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