Il più significativo della civiltà italica della Campania

Terracotta e vetro

Profumi antichi

Il fascino aromatico del mondo mediterraneo

Viaggio nella Campania Felix, terra dei profumi

Nel cuore dell’antico Mediterraneo, il profumo non era solo un ornamento sensoriale, ma un linguaggio sacro e simbolico. Nelle culture egizia, greca e romana, l’aroma degli unguenti e delle resine bruciate saliva verso il cielo come ponte tra l’umano e il divino. Non a caso, la parola “profumo” deriva dal latino per-fumum, ovvero “attraverso il fumo”, riferendosi proprio alla combustione di essenze vegetali come incenso e mirra nei rituali religiosi.

Ma se esiste un luogo che più di ogni altro ha saputo incarnare la cultura del profumo nel mondo antico, quella è la Campania Felix, la "fortunata" Campania. Una terra fertile, generosa, baciata dal sole e dal clima mite, ideale per coltivazioni profumate come le rose, materia prima essenziale per la produzione di unguenti preziosi e profumi amati in tutto il mondo antico.

 

La Campania, patria del celebre “rodinon italikon”

Lo racconta anche Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia (XVIII, 111):

“I campi della Campania, dopo il riposo invernale, producono in primavera rose dal profumo più intenso di quelle coltivate. A tal punto la terra non smette mai di generare, che si dice si produce più profumo in Campania che olio in ogni altra regione”.

Non è solo poesia: la produzione di profumi nell’antica Campania era una vera e propria industria. Il prodotto di punta era il “rodinon italikon”, una raffinata essenza a base di rose, famosa e ricercata in tutto l’Impero Romano.

Centri come Capua, Napoli, Pompei e persino Paestum, celebrata dai versi di Virgilio per i suoi profumati roseti, erano al centro di una rete produttiva fiorente. I profumi campani venivano esportati in ogni angolo del mondo conosciuto, rendendo la regione un punto di riferimento per la cosmetica e la bellezza dell’epoca.

 

Capua e l’arte della profumeria antica

Capua, in particolare, fu un crocevia fondamentale per la produzione e il commercio di profumi nel mondo romano. Nella piazza commerciale detta Seplasia, sorgevano botteghe specializzate nella vendita di unguenti e balsami profumati. Era così centrale questa attività che da qui derivarono i termini “seplasarius” (profumiere) e “seplasarium” (negozio di profumi), poi adottati in tutto l’Impero.

Nel quartiere della Seplasia si fabbricavano anche i contenitori tipici dei profumi: i balsamari in terracotta o vetro, chiamati anche unguentari. Questi piccoli flaconi, spesso decorati con grande cura, erano destinati sia all’uso quotidiano che ai riti funebri e religiosi. I profumi erano un elemento essenziale della vita privata, soprattutto nella sfera femminile: le donne capuane non rinunciavano mai a ungere il corpo con essenze odorose.

 

La tecnica dei balsamari in vetro: arte e funzionalità

Tra i reperti più affascinanti giunti fino a noi, spiccano i balsamari in pasta vitrea policroma, spesso su fondo azzurro e dalla caratteristica forma “a bottiglia lentiforme”. La loro realizzazione era un mix di artigianato e creatività: il vetro caldo veniva colato su un nucleo friabile (in argilla e sabbia), modellato con strumenti metallici, e decorato con linee, spirali o festoni. Quando il balsamario si raffreddava, il nucleo interno veniva frantumato, lasciando il contenitore cavo e pronto all’uso.

Questi flaconi erano talmente diffusi che ne sono stati ritrovati migliaia non solo in Capua, ma anche nelle necropoli, nei santuari e nei quartieri residenziali di tutta la Campania. Il loro uso era così capillare che persino le iscrizioni tombali riportano spesso i nomi dei profumieri – per lo più liberti, come L. Novius Lucrio da Casilinum (oggi Capua) – segno della rilevanza economica e sociale di questo mestiere.

 

Profumi, bellezza e sacralità: il senso profondo dell’olfatto antico

Nell’antichità, il profumo era molto più che un piacere estetico: era bellezza, status, cura del corpo, spiritualità. Nelle feste dei Rosalia, dedicate alle rose e celebrate anche nell’anfiteatro di Capua – il più grande del mondo romano dopo il Colosseo – il profumo diventava protagonista di un rito collettivo, legato tanto alla vita quanto alla morte.

La Campania Felix, con i suoi campi di rose e le sue officine di profumi, resta uno dei luoghi simbolo della storia del profumo nel Mediterraneo antico. Un mondo che possiamo ancora oggi annusare e riscoprire, grazie ai reperti archeologici, alle fonti antiche e alla straordinaria arte dei profumieri di un tempo.

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