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Terracotta e vetro

Sigillaria

Lo scambio dei doni dai Saturnali al Natale

Nell’immaginario collettivo il Natale è il tempo dei doni: pacchetti sotto l’albero, piccole attenzioni, l’idea di pensare all’altro.
Eppure, questa consuetudine ha origini molto più antiche del Cristianesimo. Prima della nascita di Gesù, molto prima dei presepi e degli alberi illuminati, diversi popoli celebravano il solstizio d’inverno con scambi simbolici di oggetti, segni di buon auspicio e rituali di rinascita.

Tra tutti, furono i Saturnalia dell’antica Roma a lasciare un’impronta profonda nel nostro modo di vivere le feste.

 

Saturnalia: quando i doni erano luce, libertà e augurio

I Saturnalia si celebravano dal 17 al 23 dicembre in onore di Saturno, dio dell’età dell’oro.
L’atmosfera era unica: banchetti, giochi, libertà per gli schiavi e soprattutto scambio di doni. I presenti si donavano candele (cerei) e piccoli oggetti chiamati sigillaria, doni semplici solo in apparenza, ma carichi di significati profondi: la luce che ritorna, la protezione divina, la continuità della famiglia e della comunità.

Proprio questi oggetti ci permettono di entrare nel cuore più intimo della tradizione del dono romano.

 

I Sigillaria: statuette, devozione e memoria

Nel mondo antico esisteva un ampio vocabolario per indicare le sculture di piccolo formato. Tra questi termini, uno dei più affascinanti è sigillum, diminutivo di signum, che a partire dall’età tardo-repubblicana indicava piccole statuette raffiguranti divinità, figure umane o animali.

Questi oggetti erano strettamente legati ai Sigillaria, una festività connessa ai Saturnalia, celebrata negli ultimi giorni delle feste solstiziali. Le statuette, realizzate in terracotta, argilla, bronzo, argento o oro, costituivano i doni destinati soprattutto ai bambini, ma avevano anche un forte valore simbolico e devozionale. Funzionavano come equivalenti rituali dei sacrifici, sostituendo l’offerta cruenta con un oggetto carico di significato.

Le figure rappresentate erano molteplici: donne, fanciulli, madri che allattano, divinità, personaggi mitologici, soldati, danzatrici, attori, divinità esotiche. In alcuni contesti archeologici queste statuette si distinguono nettamente dalla produzione seriale degli ex voto fittili, suggerendo una funzione diversa e più personale. Non si esclude, per molte di esse, un legame diretto con il fenomeno dei sigilla.

Il valore dei sigilla non era tanto economico quanto spirituale e identitario: essi erano legati alla protezione della casa, agli antenati, ai Lari domestici, o a divinità come Ercole, Minerva, Apollo. Erano piccoli oggetti capaci di tenere insieme devozione, affetto e augurio.

 

Mercati, capanne e immagini familiari

La richiesta di questi doni fu tale che a Roma sorse un vero e proprio mercato dei Sigillaria, situato in Via Sigillaria, presso il portico degli Argonauti dei Saepta e successivamente nell’area delle terme di Traiano. Accanto alle statuette si acquistavano anche candele e focacce, altri doni tipici del periodo.

Secondo gli studiosi, durante le celebrazioni venivano erette impalcature lignee e piccole capanne davanti ai Saepta Iulia. Queste strutture ospitavano sigilla e immagini dei Lari e presentano una sorprendente somiglianza con gli attuali presepi, suggerendo una continuità visiva e simbolica che attraversa i secoli.

 

Un’eredità che attraversa il tempo

La tradizione dei Sigillaria affonda le sue radici in epoca monarchica, ma si definì pienamente tra la fine del III secolo a.C. e l’età imperiale. La durata dei Saturnalia variò nel tempo: due giorni sotto Cesare, quattro con Caligola, fino a sette giorni con Domiziano.

Oltre allo scambio dei doni, si organizzavano banchetti accompagnati da apophoreta, regali per gli ospiti, e da epigrammi augurali (xenia) che accompagnavano i doni con parole di buon auspicio. Molte di queste consuetudini – il regalo, il biglietto di auguri, il dono simbolico – sono sorprendentemente vicine alle nostre pratiche natalizie.

 

Dai riti antichi al Natale di oggi

Quando il Cristianesimo incontrò queste tradizioni, non le cancellò, ma le reinterpretò. Il Natale assorbì il linguaggio simbolico della luce, del dono e della rinascita.
I sigilla diventarono ricordi, giocattoli, simboli affettivi. Le capanne divennero presepi. Le candele continuarono a illuminare le case. E il dono restò ciò che era sempre stato: un gesto di protezione e speranza nel momento più buio dell’anno.

Lo scambio dei doni a Natale non è quindi un’abitudine moderna, ma il risultato di un lunghissimo percorso culturale che unisce Roma antica, mondo pagano e tradizione cristiana in un unico, potente racconto umano.

 

In galleria

Nella sala XVIII, tra le statuine di fanciulle dette Tanagrine, si intravedono alcune statuette di donne, fanciulli e divinità che si mescolano quasi confondendosi tra la folla di ex voto fittili che rappresentano fanciulle e giovani matrone, madri che allattano, ma anche divinità esotiche, attori, danzatrici, soldati. 

Queste statuette sembrano distinguersi dalla massa degli altri ex voto, seriali per soggetto e fattezze. Per alcune di esse non si esclude la possibilità di ricondurli al fenomeno dei “sigilla”.

 

Bibliografia

  • Giovanni Colzani, Il lessico antico della scultura in piccolo formato, 2022.
  • Giuseppe Lugli, Il Mercato di Piazza Navona e l’antica festa dei «Sigillaria», in Strenna dei Romanisti MMDCCIII, Natale di Roma, 21 aprile 1950.
  • Gioacchino Mancini, Sigillaria, Treccani, Enciclopedia Italiana, 1936.
  • Le Garzantine, Enciclopedia tematica, Antichità classica, 2000, ISBN 88-11-504-86-4.

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