Borbone
Maria Amalia di Sassonia
La regina che cambiò il volto del Regno di Napoli
Una regina colta e moderna
Maria Amalia di Sassonia (1724-1760), appartenente alla nobile Casata di Wettin, nacque a Dresda e ricevette un’educazione raffinata: parlava più lingue, traduceva il latino e coltivava interessi per la musica, la pittura e la danza.
Sposò giovanissima Carlo di Borbone, futuro re di Napoli e di Sicilia, portando con sé una dote di 90.000 fiorini. L’unione, celebrata nel 1738, segnò l’inizio di un sodalizio politico e culturale che avrebbe inciso profondamente sul Regno di Napoli.
Il sogno della Reggia di Caserta
Determinata e ambiziosa, Maria Amalia non fu una regina silenziosa. Ebbe un ruolo chiave nella nascita di opere monumentali:
- La Reggia di Caserta, voluta come residenza reale straordinaria e senza eguali in Europa. La prima pietra fu posata nel 1752, giorno del compleanno di Carlo.
- L’Acquedotto Carolino, progettato per alimentare la reggia e i suoi giardini monumentali.
- Il piano regolatore della città di Caserta.
- La promozione degli scavi di Ercolano e Pompei, pionieristica intuizione culturale che avrebbe riportato alla luce l’eredità dell’antichità.
Maria Amalia seguì da vicino i progetti di Luigi Vanvitelli, spesso mettendone in discussione le decisioni: segno della sua forte personalità e del ruolo attivo che ebbe nella politica e nella cultura del regno.
Una vita breve, ma intensa
Le numerose gravidanze, i lutti familiari e la salute fragile ne segnarono l’esistenza. Amante della caccia e della vita all’aria aperta, trovava sollievo in attività semplici e nel legame con Napoli, che definiva:
“Napoli, la pupilla dei miei occhi, la città che porto nel cuore”.
Nel 1759, seguendo il marito destinato al trono di Spagna, lasciò la città partenopea. Morì l’anno successivo, a soli 36 anni, a Madrid, nel Palazzo del Buen Retiro.
L’eredità di Maria Amalia
La sua memoria sopravvive non solo nella magnificenza della Reggia di Caserta, ma anche nell’impronta che lasciò sull’urbanistica, sull’arte e sulla cultura del Regno di Napoli.
Al Museo Campano di Capua è possibile riscoprire la figura di questa regina determinata e visionaria, il cui ruolo fu ben più incisivo di quanto la storiografia ufficiale abbia spesso raccontato.
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Nel nostro nuovo approfondimento raccontiamo il legame speciale tra la sovrana e il convento carmelitano di San Gabriello a Capua, dove Maria Amalia trovò conforto spirituale e amicizia nella figura mistica di suor Maria Angela del Divino Amore.
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in galleria il quadro che raffigura Maria Amalia di Sassonia, è un olio su tela e fu realizzato probabilmente dall’artista Giuseppe Bonito intorno al 1740.
La regina sorregge lo scettro nella mano destra e sulla sinistra vi è la corona poggiata sul cuscino regale. L’abito, di seta grigia, è impreziosito da ricami floreali e da un mantello rosso con i bordi d’oro.
Si notano anche: sul capo un diadema con spilla di diamanti, orecchini a pendenti e bracciali di perle ai polsi. Il viso della sovrana ha un’espressione rilassata e sembra guardare lo spettatore con benevolenza.
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Foto di Anna Petrenko
